Il Crocifisso di Santa Croce è un'opera di Cimabue, dipinta per la basilica di Santa Croce a Firenze e tutt'ora ivi conservato. Le braccia, distese, sono allineate lungo l’orizzontale del braccio minore della croce. Consulta la pagina: Didattica online. Il corpo di Cristo è livido con le linee di chiaroscuro nere. Misura 336x285 cm ed è dipinto a tempera e oro su tavola sagomata. Aldo Venturi, nel 1907, ipotizzò per primo che l’autore fosse Cimabue. Più dolce è il volto di Cristo, anche se ottenuto con uno stile ancora asciutto, quasi "calligrafico". Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte. Il Crocifisso miracoloso custodito nella chiesa di San Domenico a Trapani. Interpretazioni E Simbologia Del Crocifisso Di Santa Maria Novella Di Giotto Anche il volto e la capigliatura non sono risparmiati da questo pittoricismo esasperato. Cristo ha una maggiore presenza volumetrica rispetto agli esempi bizantini. Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte. La Basilica di Arezzo, in questo modo, ribadiva la sua dipendenza dalla Chiesa principale dell’ordine. Tra le diverse parti anatomiche le infossature sono rese attraverso una maggiore densità delle linee scure. Nell’abbandono della morte, nel volto e nella posizione piegata del corpo c’è una spiritualità quieta, ancora assente nel viso contratto e sofferente del Crocifisso di Cimabue di San Domenico ad Arezzo. Lo studio recente, rigoroso e dettagliato di Luciano Bellosi[1], ha permesso di stabilire come il crocifisso sia da ricondurre alla fase giovanile del pittore, sia da considerare la primissima opera tra quelle sopravvissute ed attribuite oggi a Cimabue e databile quindi attorno al 1270. La rappresentazione dell’anatomia, fedele alla tr… Cimabue fu il primo artista ad allontanarsi dallo stile bizantino, simbolico e privo di tridimensionalità. Seguì un altro intervento nel 2005. Sembrano, infatti, una corazza dura e protettiva di cuoio. Il primo è il Crocifisso di San Domenico, realizzato ad Arezzo intorno al 1270: un dipinto di livello eccelso, dove i moduli bizantini sono rinvigoriti da una vitalità inedita, perché affrontati con spirito nuovo e con sentimenti intensi. ed è custodito nella Chiesa di San Domenico ad Arezzo. Approfondisci con l’opera di Giotto intitolata: Crocifisso di Santa Maria Novella. In basso reca fa firma "CVIVS DOCTA MANVS ME PINXIT IVNTA PISANVS". Nel tondo in alto è raffigurato il Cristo benedicente. C’è un manufatto, conservato sull’altare maggiore, un Cristo misterioso crocifisso su una croce a forma di Y, alta 6 m. La croce è in realtà un Albero della Vita, il cui tronco è in perenne ramificazione. Suggerimenti e link utili per implementare una corretta didattica online o didattica a distanza, nel periodo di emergenza virus. Prima opera attribuita al maestro, vi si legge un distacco dalla maniera bizantina all'insegna di un maggior espressionismo. Il Crocifisso di San Domenico ad Arezzo è stato dipinto da Cimabue e risale al 1270 ca. Con la stessa tecnica, Cimabue realizzò anche i capelli, sottili e quasi dipinti singolarmente. Forse si tratta solo di una storia ma sembra che fu proprio la famiglia a mandare Giotto a bottega da Cimabue. Le linee calligrafiche ottenute con la punta del pennello creano il chiaroscuro. I chiodi, nel dipinto, infissi nel palmo, in realtà, erano posti sul polso per sostenere il peso del corpo da cui le stigmate. I peli della barba, riuniti in tante ciocchettine sottili in Giunta, sono qui così fini da essere dipinti singolarmente e fondersi con le linee dei chiaroscuri degli zigomi. All’interno della cimasa, rettangolare e posta in alto, si legge la scritta Hic est Iesus Nazarenus Rex Iudeorum, solitamente abbreviata in I.N.R.I. Il Crocifisso della basilica di San Domenico di Bologna è l'opera più famosa di Giunta Pisano ed un'opera chiave della pittura duecentesca italiana. Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.2 or any later version published by the Free Software Foundation; with no Invariant Sections, no Front-Cover Texts, and no Back-Cover Texts.A copy of the license is included in the section entitled GNU Free Documentation License. Inoltre, per enfatizzare la drammaticità della scena dalle ferite delle mani e da quelle dei piedi sgorgano rivoli di sangue. Si ritrovano ancora nel Crocifisso di Santa Croce per poi sparire nelle future opere. Un tratto della tradizione che persiste sul volto di Cristo e dei dolenti è un segno nero che nasce dall’angolo dell’occhio e traversa la guancia. L’aspetto è, infatti quello di un fisico metallico, di bronzo, lavorato a sbalzo. Nella seconda opera, la croce dipinta di Santa Croce a Firenze, tali iscrizioni non sono, infatti, presenti. Il Crocifisso di San Domenico ad Arezzo (336x267 cm) è una croce sagomata e dipinta a tempera e oro su tavola di Cimabue, databile attorno al 1268-1271 circa e conservata nella chiesa di San Domenico di Arezzo. Questi tratti bizantineggianti, che Cimabue ha ereditato dal maestro o artista ispiratore Giunta Pisano, sono ancora presenti nel Crocifisso di Santa Croce, ma scompariranno nelle opere successive. Il corpo è diviso in aree circoscritte e ben distinte, quasi come i pezzi di un'armatura scomponibile. Il Crocifisso della basilica di San Domenico di Bologna è l'opera più famosa di Giunta Pisano ed un'opera chiave della pittura duecentesca italiana. Cristo crocifisso è, quasi sempre rappresentato con un panno intorno ai fianchi poiché fu giustiziato come un detenuto comune. Il Crocifisso di San Domenico di Cimabue rimase sempre nella sua sede originale. Questa confronto deriva dell’ipotesi che l’opera di Bologna sia stata il modello per Cimabue. Comincia a pensare all’esame. La storia documentaria del Crocifisso di San Domenico è quasi inesistente. Il Crocifisso di San Domenico di Cimabue rimase sempre nella sua sede originale. Nelle zone di contatto tra zone diverse, per esempio al confine tra i muscoli pettorali e il costato, si passa improvvisamente da un'alta ad una bassa frequenza di righe sottili, mentre all'interno della stessa area, per esempio entro il muscolo pettorale, si ha un gradiente, un passaggio graduale che crea una modulazione chiaroscurale ben precisa e autonoma. Prima opera attribuita al maestro, vi si legge un distacco dalla maniera bizantina all'insegna di un maggior espressionismo. Ciò è conseguito grazie ad un pittoricismo che fa uso di righe scure molto sottili, parallele e concentriche, tracciate con la punta del pennello, la cui densità si fa più alta nelle zone scure e più rada nelle zone chiare del corpo. Analizzare attentamente un’opera o un’immagine è un gesto rivoluzionario perché si offre come un atto di consapevolezza e ci da la possibilità di decidere il nostro futuro. Alcuni storici sono, comunque, ancora dubbiosi. La muscolatura del torace di Cristo è tripartita. Storia Storia La croce sagomata e dipinta viene attribuita a poco dopo il viaggio a Roma dell'artista del 1272 e segna un nuovo traguardo rispetto al precedente Crocifisso di San Domenico a Arezzo. Arezzo-Chiesa di san Domenico-Crocifisso di Cimabue.jpg 1,200 × 1,600; 908 KB Chiesa di San Domenico Arezzo.jpg 1,333 × 2,000; 1.5 MB Cimabue - Crucifix (detail) - WGA04928.jpg 562 × â€¦ Prevalgono infatti l’oro e il rosso. In una isoletta a nord della città di Chioggia, a cinquanta metri dal ponte di Vigo, collegata da un piccolo ponte, si erge maestosa la chiesa di San Domenico "santuario del Crocifisso". È stato difficoltoso accertare la paternità dell’opera ma dopo affannose ricerche la tavola è ormai unanimemente attribuita al pittore fiorentino. Il maestro, infatti, dipinse il Crocifisso di San Domenico in età giovanile. Il torace è segnato da una muscolatura tripartita, le mani appiattite sulla croce e i colori preziosi, sia per l'uso dell'oro che del rosso. Cimabue introdusse, invece, il chiaroscuro, con il quale creare maggior volume. Tale schematizzazione è ancora tipica dello stile bizantino. La smorfia di dolore è più realistica, in ossequio alle richieste degli ordini mendicanti. Bullying di Matt Mahurin. I due personaggi sacri, dolenti, piangono Cristo. Il suppedaneo, alla base della croce, è privo di figure. La croce dipinta di Cimabue di San Domenico è caratterizzata dalla maggiore tridimensionalità del corpo di Cristo rispetto alla croce di Giunta Pisano a Bologna. Prima opera attribuita al maestro, vi si legge un distacco dalla maniera bizantina all'insegna di un maggior espressionismo Le mani di Cristo sono ancora prive di volume. Il Crocifisso di San Domenico ha una certa somiglianza con il Crocifisso di Giunta Pisano della Basilica di San Domenico di Bologna. Cimabue, infatti, utilizzò una tecnica grafica di sottili righe scure e parallele. Sui volti di tutte le figure sono presenti una cavità profonda a forma di cuneo, nel punto in cui il sopracciglio incontra la base del naso e sopra il labbro superiore della Vergine è presente una striscia bianca che produce l'effetto di uno sdoppiamento. Indiscutibile è la derivazione dalle croci di Giunta Pisano che ha già definito la nuova impostazione compositiva del Christus pathiens , cioè una visione drammatica del Cristo agonizzante, che sostituisce l'iconografia precedente del Christus triumphans , adottata fino agli anni '20 del 1200. Inoltre nuovi materiali per aiutarti nel lavoro: La descrizione del ritratto, La descrizione del paesaggio. Scritto il 18 Marzo 2020 18 Marzo 2020 Sulla parte più alta del centro storico della città di Trapani sorge la chiesa di San Domenico, che ai della dominazione aragonese, sotto re Giacomo d’Aragona, fu dichiarata Cappella Reale. Da sempre conservato nella chiesa, il Crocifisso di Cimabue fu restaurato una prima volta nel 1917 e, più recentemente, nel 2005. Cimabue infatti arcuò ancora maggiormente il corpo di Cristo, che ormai deborda occupando tutta la fascia alla sinistra della croce. In basso reca fa firma "CVIVS DOCTA MANVS ME PINXIT IVNTA PISANVS". La facciata asimmetrica, in muratura, comprende anche il campanile a vela dotato di due campane. Si tratta di stilemi bizantini usati già da Giunta Pisano. In basso reca fa firma “CVIVS DOCTA MANVS ME PINXIT IVNTA PISANVS”. Bacco e Arianna di Giovan Battista Pittoni, I libri utili alla lettura dell’opera d’arte, La scheda per l’analisi dell’opera d’arte, La scheda per l’analisi dell’opera d’arte. A rivelare una datazione così precoce sono le crisografie bizantine presenti nel perizoma di Cristo e nelle vesti dei due dolenti, motivi che Cimabue non adotterà più nelle opere successive, a partire già dal crocifisso di Santa Croce che è considerata la sua seconda opera, di poco anteriore al 1280. La croce è affine al Crocifisso della basilica di San Domenico di Giunta Pisano sia perché Giunta Pisano era stato l'artista più stimato e di riferimento alla metà del secolo sia perché la chiesa domenicana aretina non poteva non dipendere dalla chiesa principale dell'ordine, la basilica di San Domenico a Bologna. Questo pittoricismo crea una pittura densa e pastosa, un corpo bronzeo, come una lamina a sbalzo su una superficie piana, raggiungendo una tensione muscolare e una volumetria ancora più marcate rispetto alla croce di Giunta a Bologna. Gli storici, analizzando il Crocifisso di San Domenico di Cimabue, fanno spesso un confronto con il Crocifisso dipinto da Giunta Pisano. Il corpo, sulla croce, crea un arco verso sinistra e si congiunge con il capo reclinato a formare una linea serpentina. Il torace, inoltre, risulta più ampio del normale a causa dello stiramento muscolare dovuto alla crocifissione. Scompare nella Maestà esposta presso il museo del Louvre di Parigi e dipinta verso il 1280. Il Crocifisso di San Domenico ad Arezzo è la prima opera che gli storici sono concordi nell’attribuire a Cimabue. 15-dic-2017 - Crocifisso di San Domenico ad Arezzo (Cimabue, ca. Fu l’ordine francescano a promuovere una nuova interpretazione del Cristo crocifisso. Crocifisso di San Domenico, 1268-1271 circa, tempera e oro su tavola, 336×267 cm, Arezzo, chiesa di San Domenico. Infatti alcuni aspetti della figura di Cristo furono concepiti con uno stile maggiormente realistico ed espressivo. Le sottili ciocche della barba si confondono con le linee del chiaroscuro. È attribuito al 1280 circa ed è alto 3,90 metri. All’interno del tabellone, rettangolo all’altezza del corpo, è dipinto un motivo geometrico. Crocifisso della basilica di San Domenico, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Crocifisso_di_San_Domenico_ad_Arezzo&oldid=115944322, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Sono rappresentati a mezzo busto e con il capo inclinato e poggiato su una mano. Sono le linee di contorno e le rughe di dolore che permettono tale effetto. Infatti la sua sovrapposizione alla croce sagomata appare più realistica. Eretta dai domenicani nel XIII secolo e successivamente consegnata ai Gesuiti. Misura 336x285 cm ed è dipinto a tempera e oro su tavola sagomata. Il volto di Cristo è dipinto con uno stile coerente con quello del corpo. Cristo è rappresentato con un’espressione sofferente e umana. Sui volti di Cristo, della Vergine e San Giovanni, Cimabue dipinse una zona infossata, alla radice del naso, che, pare, rappresentare una ruga di dolore. Il fitto tratteggio permette al volto una chiara evidenza rispetto al fondo. PER CONOSCERE NEI … Inoltre Giunta Pisano fu l’artista più considerato intorno alla metà del 1200. Lo hanno attribuito ad altri artisti pochi studiosi quali Van Marle, Del Vita, Sirèn, Lavagnino, Garryson e Nyholm. I singoli fasci muscolari sono poi trattati in modo autonomo. Ai lati del braccio orizzontale della croce sono presenti i due dolenti a mezzo busto in posizione di compianto, che guardando lo spettatore piegano la testa e l'appoggiano a una mano. Mi è stato commissionato da persone dall’età media di circa 28 anni per una coppia di sposi della stessa età media. Lo schema iconografico è quello del Christus Patiense il ricordo delle croci di Giunta Pisano è senza dubbio molto forte; ma il Cristo di Cimabue è davvero grandioso, le sue forme sono più statuarie e danno una maggiore impressione di rilievo. Inoltre al di sopra del labbro superiore di Maria è presente una sottile linea bianca. Si hanno, infatti, notizie sull’opera solo a partire dal 1817.