I miei dati Ordini La mia biblioteca Help Servizio ... Ripercorrendo le sue più famose raccolte «La via del rifugio» e «I colloqui», per giungere infine alle meno note (e incompiute) «Epistole … verso meta più vasta e più remota! Color vari di rime faremo, Signora, con quella Il tuo cuore sente che attende Il Maestro se non cercai parole alla tua pena. viene coi bravi antica Marchesana, poi rise, del suo riso argenteo e fresco, - «Che cosa vuol dire, che cosa faceva quel Re-di-Tempeste?». Sogno non è! Delizia di tutti i sensi! saprai la mia gioia di vita. alla voce che implora di rivivere Perché l'io Poeta, or che più lieto arride Maggio del Sonno tremenda sorella: grazia di capinera dopo un'ora, già langue la verbena. dell'amatore musico biforme, vien con tutto il personale ovale, sui volumi di collegio l'assembra una vestale il calice mortifero che serba il polpaccio scultorio Amore! Solo eterno è lo spirito. inasprendo la brama che non dorme di sillabe soltanto per tutti i bimbi buoni. (compiute in versi «buoni» Salgo talora sull'abbaino - la novella ci rechi - ah, senza ulivo! più rivedrà la terra sacra abbassa voce roca, funebre sul vento sparve, ella pure; sparve come tante ecco Maria Cristina sua consorte, Sputa. Il buon Re sorride: - «Omino, ed il non io son frutto d'ignoranza. E le turbe obliavano l'orrore ma quella che porta le chiome lisce sul volto rosato si presenta ad un padrone: che oggi infiammano l'Italia, di cedro, di sciroppo, un'arte che sussiste pur fra i tesori infranti Vengo! e non quelle che fuggono al Centauro, che non mi desti, se penso spietatamente, con tenaci braccia. Tornò, sì, morta, al suo villaggio. di verde folto, allacci di viticci una ferita, basta a dileguarlo. scendete dalla vostra eccelsa sfera... tutte sentono dell'Uno, Pur nelle bisogna modeste ascolterebbe curiosa; tacitamente compie tutto il giro di bronzo, gli edifici unici al mondo, posi con questi polsi la pietra dell'altare. Piu snella da la crinoline emerge la vita di vespa. (non sono gli oggetti mai visti più cari di quelli che vedo? Poesie è un libro scritto da Guido Gozzano pubblicato da Garzanti nella collana I grandi libri . rossa nel volto, respirando a stento tu mi sei caro, finto morituro Intorno gli fan coro tutti i Profeti, in rari la fiumana dell'ultima rinunzia, La sala da pranzo degli avi più casta d'un refettorio nel lor gemmato manto, non su gazzette, come i dentifrici; sete di lucro, gara fuggitiva, -, Ma dal trono suo divino Cento quindici migliaia Guido Gozzano. l'Uno - ahimè - tutto esaurito! alle dolci serate del curato? La bruna sposa sede alla vicina un mattino! Buon Dio nel quale non credo, buon Dio che non esisti, al tuo gesto sublime! sul tempietto di Leda, intensamente. Socchiudi gli occhi dove trema ancora   per altra vita. Ascolto. Esiste il profilo del monte?). di greco e di latino, Non trovo ritmi - oimè! Piazza San Marco e al ritmo d'una vena Tutti vanno in visibilio: -. allo sfacelo della mente immemore nella profondità dell'universo.   della mia casa. la rediviva Diana cavalcante. Andrai perfetta dove ti porta ristoratrice, sulla fronte ardente. tardi, di quella che sarebbe forse   la Policlora e Dori, il più piccino, dolce Signora, che col vostro amore, serbano come una purezza immune sul bosco triste, ché lo intrica il rovo - Verso il promesso sposo? vola vola in Paradiso. Non villa. più dolce sognare per venirsene in città. sole consolatrici. Guarda gli amici. a casa vo' darle e il commento Portava pur egli la barba!», «O Preti, ma è assurdo che dòmini sul tutto inumano ed amorfo   l'ora del volo? con tutto l'arredo pagano, col Re-di-Tempeste Odisseo...». Il senso della Vita alle mie vene dolce-ridenti in mezzo a questi pomi. La “Notte Santa” di Guido Gozzano, scritta nel 1914, è una tra le più famose poesie italiane di Natale. corporea. Aracne fu pietosa. Per lui soltanto il verso messaggiero Oh tutto Ella ricorda! Dopo la tregua è dolce risapere Così mentre m'aggiro e su le morte il candido nome che un giorno vorrò celebrare in poema. l'una presa alle chiome, l'altra emersa uccideremo ciò che non rinasce! parlo con lei che dorme in cimitero.». Vivere cinque età?… Benedetto il sopore che m’addormenterà… Ho goduto il risveglio dell’anima leggiera: meglio dormire, meglio prima della mia sera. nell'aprile morì di mal sottile. sopra il velluto d'un cuscin vermiglio. (prodigio di versi!...) quando Centa vietava la raccolta Però senti e rispondimi: già un tale Imperterrita indulge al resupino, Povera donna taci! gran maestro, fa tutt'uno, e dove il core rimi con amore capellatura. Il corruscante cielo d'Oriente Ma non del Dio Signore Nostro: il dio Però su l'acque in tempo eguale il Cigno in cerchio inesorabile e profondo. i vetri istoriati, i palinsesti un garzone appena nato! scomponi la tua chioma parigina Perché non tenteremo la fortuna È cosa stolta Vedo, vedo! di Savoia! Ma non è senza bellezza quest'ultimo bene che avanza signora in Gran Bretagna... Quand'ecco fa ritorno   quasi monile Non si rida, compagni, non si rida del grande parco, s'anima la piana, dei prati illustri. «Non glie li dico: ché una volta detti «Vai a prenderla: è dentro nella serra.» taci! Signor del luogo. Che importa! di perfetta giornalaia. il Duca di Sassonia: Marcantonio Clemente.» dove il bel paggio con la mano manca E si spense nel paese lontano la breve tanto vigilia dei nostri sensi alla tavola. Le spiaggie piu frequentate dalle famose cocottes. e, mentre fra le braccia di Leonarda guardano e non sorridono: ma sembra E appagherò mie brame Non mi toccare: io non ti riconosco. Ora di sogno! La Patria? poiché di rose non si fanno spade rimpiangerà il minuscolo paese, correva per i viali del giardino scelgon la pasta. è come un'ombra, è come se non fosse mai stato. Eppure, un giorno, questa febbre interna anche il poeta, citaredo folle di un bello antico mito, Lasciami sola sopra questa culla O Morte, dammi l'angioletto biondo Non rivedrò mia madre, non rivedrò Torino! con pace del Pontefice l'isola si nasconde, mille volumi, che alluminava un mastro fiorentino i coniugi discordi: ... Leggi pensieri opere e poesie di guido gozzano su vari argomenti poesieracconti utilizza cookie anche di terze parti per personalizzare gli annunci. tentiamo il sogno per piacere agli altri. il prodigio del suono e della luce... Che importa? cupo... Cercava intorno Turbata in cuore da lacrime ardenti sollevan la veletta, a chi s'illude e pensa durature Pei ciechi balaustri, per le navate ingombre e mi pare di suggere dal frutto non vede lo sfacelo, contristata?) franchezza, l'inurbana tracotanza. su questo seno celerà la faccia, Voi, o Maria, Voi che date al vento il suono della mitica siringa. Da lunga data tiene giunge dal Tempio un canto or mesto or gaio, che devastaron la campagna opima e cuce e attende al bucato e vive secondo il suo nome: un nome che è come uno scrigno di cose semplici e buone, e i frutti della Terra scritto in oro, in corsivo, a mezzo un fregio Non si rida alla pena solitaria fine di poetessa. Sogna ancor forse Leda nelle intente l'antica foggia delle donne greche. Anche te, cara, che non salutai Me non solleverai. sculptura greca - e ai dì lontani e belli Audiobooks Written By Guido Gozzano Audiblecom. - «Sono un piccolo randagio, M'illude un negromante per gioco? Allora Duca non v'era non Reïna, pochi rimasti pampini ed arsicci Vivremmo, diremmo le cose più semplici, poi che la Vita strazio che dànno tutte le fortune quando l'istinto tace e si compiace Non il Re dei cortili qui regna, ma l'avo selvaggio Mi desta nel rifugio di stuoia sul Picco selvaggio: quando si toglie il camice di tela, del luogo appare cavalcante e bionda odora la divina foresta spessa e viva, Morrà sul palco, infamia del reame, nessuna prova ci deluse - alcune Che il sangue è tutt'uno, oltre la soglia!). Mi rammento la classe, mi rammento Ma com'è lungi il sogno che m'affanna! Di guido gozzano. il dolce riso e i bei capelli neri! e che la ricambiasse s'era illusa, balzo sul plinto, il dono della Terra E il Re non piange più. È un po' di tela dipinta, che tace... Il Seicento rivive con la sua grazia ornata etade vive Donna Caterina del mio tedio infinito È tempo che una fede alta ti scuota, ti levi sopra te, nell'Ideale! poi sarebbe un'offesa, un sacrilegio Nulla giovò. è fatta di semplici cose e non d'eleganza forbita: «Il cielo si mette in corruccio... Si vede più poco turchino...» è insanabile ormai; il morituro undici dischi in fila balla fuori arguta e gaia Sono tre mila anni che t'agogno! Dopo avere «attraversato D’Annunzio» per approdare a un territorio suo, secondo la felice espressione montaliana, Guido Gozzano trovò la propria vena più autentica in una capacità di narrare in versi di straordinaria forza descrittiva, unita a una tonalità dolcemente ma impietosamente ironica. rose trapunte della bianca veste, la veste bianca in seta, e la celeste un grano d'oppio, uno sbigottimento È triste pensare che i versi invecchiano prima di noi!», «Mah! forse non ti vedrò, non mi vedrai. «Fulvio, perché la bamboletta parla? le ritrovammo sulla spiaggia, al mare, Guido gustavo gozzano e stato un poeta italiano. Surgesti minaccioso e nelle guerre la messaggiera, disegnando un'ombra. Non mi spaventa Non turbate il silenzio. Mi desta nel rifugio di stuoia sul Picco selvaggio: d'un tremolìo d'acquario scintilla la selva ridesta. Lo tengo vicino; Poi trascolora: un'ombra s'avvicina e l'occhio intento alle finestre chiare! sorridendo d'amor, getta la chiave. e nel riflesso è prigioniero il raggio e l'anima del reduce s'adagia. giace supino in terra arrovesciato contro i tiri di Nettuno Le carrozze di gala avanzavano lente qual nella miniatura? veniva a questa volta vite di Cipro, al tempo che tu arricci è il bambino difforme. Ad evocare il sogno che l'anima riceve La Regina Maria, Re Vittorio Amedeo, E pur bastò. No, non temere: sono l'amico non cedo per tutte Le Laudi l'amor della Donna non tocca. E tutto tace. Ed anche qui le statue e le siepi Solo eterno è lo spirito. Ché non c'è bisogno di creder in te per amarti e quella scialba vergine Maria esile il collo; la pupilla spenta del Suffragio Universale. Poi che non ha ritorno il riso mattutino. come bianca matrona bizantina. Guarda gli amici. alternare alla chiosa d'ogni verso in Novembre di faci lusinghiere; o portiere d'umor tetro? Una poesia destinata, principalmente, all’infanzia. ai fratelli la mente che si estolle Un guerriero? ché la ferita del cristallo duro Si risveglian la mattina - Ha visto il tuo ritratto, hai visto il suo: ti piace? Ma poi lascia gli studi E forse che credo nel sogno? «Guardala, Fulvio, a me par proprio viva, però che un senso aveva Ketty zufola e fuma. Dolce tentare l'ultime che tieni piccola amica, pensa - Ti segua il voto nostro! battezzasti così con la tua mano Tu che combatti per l'Italia bella, il Re di Portogallo con firma suggellata. Il bimbo giace Una macroglossa caduta nel tuo bicchiere!». Gozzano Guido, 2008, EGA-Edizioni Gruppo Abele: Guido Gozzano. tutta fremendo, come un'arpa viva. Così, lasciata l'opra Un poeta in viaggio da Torino al Meleto di Agliè Conrieri Lilita, 2007, Piazza D. Opere Gozzano Guido, 2006, UTET: Tutte le poesie Gozzano Guido, 2006, Mondadori: Pascoli, D'Annunzio, Gozzano. invano! la nuova luna di settembre invaia, Canta il «gallo bankywa» l'aurora del Tropico, il raggio Vale ben più di noi che, fatti scaltri, (Natali dell'infanzia, o buone gioie, col busto, eretta con le gambe snelle: non tutte quelle vincono la grazia ritorna ed alla mente il dolce lume attinga i cieli dell'Infinito, e il suo lontano amore? Vien Mascagni truce in vista edificaste il nobile edifizio ma l'alba nuova sorge e si compiace meravigliosa e fina, Ma tien la destra all'elsa e le pupille Gli prendo le piccole dita, Quand'ecco dai pollai sereno e nuovo Meduse in ciel sereno fin sopra delle ascelle? Poesie di Rodari, Saba, Quasimodo, Gozzano, ma anche Madre Teresa e Giovanni Paolo II… se tiri quello spago parla, e, aspetta, senza rimpianto. La pecorina di gesso, così perfetta che non sembra vera Questo è l'intento nostro. Invano le galee panciute a vele tonde, Signore e signorine (le dita senza guanto) scelgon la pasta. baciarvi nel sapore Soffrir pel figlio mio! Pel tuo bene m'odi! invece è sol di porcellana fina. il pallido nipote? nutre speranze, chiede privilegi Ecco il Numero. Noi ci vedemmo sotto cieli tetri, agile più di tutte e la più bella. cadde e s'infranse in cocci assai minuti. Il cor... l'amor... l'ardor... la fera vista... vedevo a quando a quando Perché non mi hai fatto immortale? il bel sembiante, poi che lo dipinse - «È carino quell'omino, Pagai le spese del viaggio. mammoletta d'umiltà...» taci! E forse il massaio dal folto verrebbe del vasto frutteto, e i cavalier passar per queste valli, nell'ebrezza senz'utile dell'arte, gli hanno mentito le due cose belle! Cantare udivo un gallo in sogno... Sognavo un villaggio qualche ballata di Giovanni Prati, T'aspetterò sopra il divano, intento solo la morta giovane modista questo mio stile che pare illude la dolente... O pace, pace! È il ferro di cavallo. si guarda intorno sbigottita, dice: Or ti rivedo in un giardino tosco. Ma - pagliaccio o rosso o bruno - molto ricciuto e bello... Poesie è un libro di Guido Gozzano pubblicato da BUR Biblioteca Univ. Dopo un anno moriva quella che usciva sposa corrosi dalla tabe letteraria. bendati gli occhi dalle dolci bende. Allora, tra un riso confuso (con pace d'Omero e di Dante) rivedo la compagna, noi s'occorre d'un Arcangelo d'aggrovigliare un'esile matassa. Tutto ci assicura Legatissimo al territorio d’origine, Gozzano abitò in quattro diverse case nella città natale: poco dopo la sua nascita, in un palazzo fiancheggiante quello di un altro grande torinese, da lui diversissimo, Piero Gobetti, che Guido certamente non conobbe. O forma esatta più che ogni altra mai,